In genere si è portati a considerare come violenza solo quella messa in atto da delinquenti. Certo costituisce una componente notevole del fenomeno, ma non la esauriscono. In realtà la violenza contemporanea assume forme e si realizza in modi più complessi e raffinati, più subdoli e articolati.
Violenza è il disprezzo dei valori, il privilegio, il profitto scandaloso, l’indifferenza al destino degli altri. È un groviglio inestricabile di comportamenti, tendenze, ambizioni e sopraffazioni che determinano condizioni insostenibili.
Uno dei casi è la recente insinuazione a carico dell’Ingegnere di Azzano Decimo Elvo Zornitta di essere il terrorista Unabomber, che ha intrapreso una corsa affannosa verso l’esaltazione nell’agosto del 1993 a Cavolano di Sacile vicino alla questura di Pordenone, e che da allora ha collocato innumerevoli trappole esplosive perfezionando sempre più le tecniche di guerriglia, lasciando margini sempre più esigui alle indagini. La “task force” costituita dai militari dell’Arma dei Carabinieri e dagli investigatori, dopo, appostamenti, microfoni e installazioni di telecamere hanno sottoposto a sequestro la forbice prelevata dal capanno di Elvo Zornitta e l’ha consegnata al Centro di investigazioni scientifiche di Mestre, a far compagnia all’uovo-bomba e a tutti gli altri ordigni riconducibili alla stessa mano che da oltre otto anni semina il panico tra Friuli e Veneto. Le analisi avrebbero dovuto confermare la compatibilità tra le forbici e le tracce lasciate su di un lamierino rinvenuto tra le parti di un ordigno inesploso nella chiesa di sant’Agnese a Portogruaro. Lo stravolgimento dei veri e profondi valori dell’uomo hanno reso probabile la comunanza tra i due uomini “senza ombra di dubbio”. Una cuccagna generale che sembrava avesse messo per sempre la parola fine ad un caso che appariva di difficile soluzione. Lo sviluppo della scienza e della tecnica ha reso possibile un processo di rapida e sconvolgente trasformazione in corso d’opera. Il procuratore Borracetti ha visto ribaltare il risultato delle contro perizie dall’avvocato della difesa Mario Paniz e scagionare dalle accuse l’ingegnere. Di conseguenza la produzione di materiale atto al dibattito ha finito per essere manipolato, a quanto sospettano dalla procura di Venezia, dall’assistente di polizia Ezio Zernar, responsabile tecnico del Laboratorio investigazioni criminalistiche (Lic) di Mestre e ora incriminato per violazione di pubblica custodia di cose, calunnia, falso ideologico in atto pubblico. Zernar si professa innocente, sottolineando che chiunque aveva accesso ai reperti, infatti, secondo il perito Alessio Plebe, chiamato a sostituire Zernar, si tratta di alterazione di prove ma non di manomissione. Elvo Zornitta è ancora indagato e non è tornato in aula nell’ultima udienza incentrata sulla perizia del lamierino per restare con la famiglia, ma l’incidente probatorio è a suo favore poiché, durante l’udienza, i carabineri del Ris “hanno portato altre foto, dell’esistenza delle quali non era a conoscenza né l'accusa né la difesa, che comproverebbero l’alterazione del lamierino nei laboratori del Ris dove - ha ribadito Paniz - il reperto sarebbe stato manomesso o alterato”. L’accusa sostiene, però, che le “discrasie riscontrate tra le perizie dei Ris, della difesa e quella di Plebe non appaiono superate”.
Anche questa è violenza, perché opprime, non soddisfa, rende inquieti e umilia i protagonisti della vicenda.
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